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Sin dalla fondazione del Centro Studi Naturalia, una grande professionista, una riflessologa e naturopata di eccezionale sensibilità, ha contribuito alla cresciata di questa realtà: Carla Orrù.

Abbiamo chiesto in questa intervista di raccontarci la sua storia, la sua  passione per la riflessologia plantare, passione che è in grado di trasmettere a tutti gli allievi che per la prima volta sperimentano questo percorso.

Un lungo percorso professionale come riflessologa, ricercatrice e formatrice, vissuto sempre con grande amore per il prossimo. Oggi Carla dirige la Scuola di Riflessologia Plantare del Centro Studi Naturalia.

 

Scetticismo, dubbio e curiosità sono stati compagni di viaggio nel mio primo incontro con la riflessologia,  studio e sperimentazione hanno fatto si che si trasformassero in un amore incondizionato finalizzato alla costante ricerca e logicamente al benessere delle persone .

 

Carla Orrù – Scuola di Riflessologia

 

Benessere infatti è ciò che trovano coloro che si sottopongono ai trattamenti di riflessologia.

Questa  tecnica è in grado di risvegliare la memoria di un equilibrio originario insito in ciascuno, è in grado di  ristabilire l’ armonia a livello fisico, spirituale e mentale, integra le relazioni  esistenti tra i sistemi organici e le emozioni che proviamo o reprimiamo.

Nel  lavoro quotidiano mi piace soffermarmi sul particolare, che diventa conoscenza generale e, poiché ogni piccola parte parla di noi, i piedi più di tutto riescono a fornire un quadro chiaro e nitido della  situazione psicofisica, del vissuto e delle predisposizioni ad affrontare le esperienze, rivelano le rigidità, le paure, le relazioni, la capacità di adattamento, il proprio potenziale energetico.

Attraverso la stimolazione si allentano tensioni e si torna ad uno stato di benessere.

Il piede rappresenta la sorgente energetica dell’organismo umano, ci permette di compiere importanti passi in vita, di connetterci con la terra, di elevarci spiritualmente.

Avere l’ onore di prendermi cura di tante persone  rende sacro il mio lavoro.

Scetticismo, dubbio, incredulità? A colui  che prova questo mi viene da rispondere: “ che tu ci creda o no, non importa, la riflessologia funziona e da come risultato il benessere!”

 

Quanto a me, ricercatrice curiosa, … gratitudine allo scetticismo!!

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L’Omeopatia è Filosofia della Salute”: questa frase ha dato il La al Corso di Omeopatia tenuto dalla Dott.ssa Cristina Porcu, farmacista omeopata specializzata in fitoterapia e omeopatia, docente della Scuola di Naturopatia del Centro Studi Naturalia. Una frase bellissima che racchiude il pensiero Hahnemmaniano di salute.

L’omeopatia, è una terapia in grado di portare a guarigione il “malato” e non solo la malattia. Spesso, la medicina ufficiale rifiuta la terapia omeopatica ritenendola non efficace perché priva di un fondamento scientifico, e sperimentale.
Tutto questo è falso, poiché il rimedio omeopatico viene sperimentato, prima di essere messo in commercio, sull’uomo sano e la sua riproducibilità è evidenziata e confermata da ben due secoli di studi e successi.

L’Omeopatia è  filosofia della salute: un lungo percorso che parte da Ippocrate (principio di similitudine con Helleborus)ed attraversa tutta la storia dell’uomo, Paracelso, Galileo, maanche per i grandi filosofi da Platone a Kant fino a Freud, tutti a cercare, da diversi punti di vista, di capire l’UOMO, dai suoi meccanicismi (macchina uomo) alla sua visione più metafisica e perfino spirituale. Come loro (pionieri della scienza dell‘uomo) , Hannemann delinea il complesso sistema che collega indissolubilmente il corpo alla mente aggiungendo la visione globale e l’acqua come mezzo di guarigione.

 

Omeopatia: acqua fresca?

Spesso si sente dire che l’omeopatia è solo acqua perché non c’è, a livello ponderale, sostanza farmacologicamente attiva.
Questo è vero nel senso che non si somministrano dosi ponderali, come nella medicina tradizionale, ma ricordiamo che proprio le dosi ponderali portano effetti collaterali e controindicazioni mentre in omeopatia la sostanza non è presente in quantità fisiche ma lo è in termini di energia biologicamente attiva, cioè la materia di base viene diluita e dinamizzata fino ad ottenere delle dosi infinitesimali della sostanza medicamentosa privando la stessa di tutti gli effetti nocivi e indesiderabili.

L’omeopatia ha due secoli di vita ma ha già una lunga storia, una storia scandita da una serie di progressi che la “medicina dei simili” ha raggiunto nel diffondersi, con fervore missionario, in regioni ben lontane dalla sua terra d’origine: in India, negli Stati Uniti, in Francia, In Inghilterra, in Brasile, in Argentina, Messico, ecc.
Medicina nata 200 anni fa attraverso gli studi del suo fondatore Dott. S. Hahnemann (Meißen, 10 o 11 aprile 1755 – Parigi, 2 luglio 1843), medico tedesco, il quale traducendo testi di materia medica, intuì il comportamento del chinino e formulò un’ipotesi che poi sperimentò su se stesso. La stessa sperimentazione fu fatta su altri volontari ottenendo sempre gli stessi risultati.
Quindi, poiché Hahnemann sperimentò il risultato delle sue osservazioni sull’uomo sano e non su delle cavie, si potrebbe dire che ci troviamo nel campo della sperimentazione scientifica vera e propria.
Hahnemann notò che il chinino usato come rimedio nei malati di malaria, provocava, nelle persone addette alla produzione della sostanza, gli stessi sintomi della malaria.

Nello stesso modo sperimentò altre sostanze ricavate sia dal mondo vegetale, ma non solo, ma anche dal regno animale (esempio Lachesis) e minerale (Sulphur).
Grazie a questi studi e alla sua geniale intuizione, poté, dopo svariati anni di studi, formulare il principio su cui poggia tutta la medicina omeopatica e cioè: il principio di similitudine.

Il principio di similitudine

“Il Principio di Similitudine” afferma che “le malattie guariscono con i rimedi che provocano in un individuo sano i sintomi della malattia stessa”, ciò sta a significare che la guarigione si ottiene somministrando al malato la sostanza che ha provocato nell’individuo sano gli stessi sintomi di malattia. Il caffè (Coffea) disturba il sonno di molte persone; in dose omeopatica è utile per trattare certe forme d’insonnia. In dose tossica, l’oppio (Opium) paralizza la muscolatura intestinale; in dose omeopatica interverrà favorevolmente nel trattamento della costipazione.

Differenza tra Omeopatia ed Allopatia

L’allopatia è un metodo terapeutico che nel processo di guarigione utilizza sostanze che inducono effetti contrari alla natura della malattia, cioè sopprime i sintomi senza curare la malattia che scatena il sintomo stesso e non tiene conto dell’ammalato nella sua interezza, ma rende l’organismo un insieme di organi e apparati tutti distinti l’uno dall’altro.
L’omeopatia, invece, modifica il terreno dell’ammalato cioè, mette il paziente in condizione di guarire se stesso stimolando le sue difese naturali contro l’agente patogeno. In altri termini il rimedio omeopatico agisce come un catalizzatore, sostanza la cui presenza a dosi infinitesimali è essenziale per lo svolgimento di molte reazioni chimiche.

Questo non vuol dire che dobbiamo rifiutare un antibiotico perché dannoso, ma far si che il farmaco allopatico e quello omeopatico siano l’uno il complemento dell’altro.

Comprendere con il caso pratico
Facciamo alcuni esempi per meglio comprendere come agisce il rimedio omeopatico.
– La puntura d’ape provoca edema roseo con sensazione di prurito e bruciore locale, migliorata da applicazioni fredde. “Apis” il rimedio omeopatico preparato dalla triturazione, dinamizzazione e diluizione, (fino a raggiungere la dose “infinitesimale”) dell’intera ape, agisce non solo in caso di punture di insetto, ma anche in ogni forma di infiammazione acuta della pelle delle mucose e delle sierose (orticaria, mal di gola, artrite) caratterizzata da apparizione rapida, edema roseo, pruriginoso e bruciante, migliorata dal freddo.

– Una dose eccessiva di pepe di Cayenne può infiammare le mucose digestive e urinarie; “Capsicum”, il rimedio omeopatico che si ottiene dai frutti essiccati, agisce contro i bruciori dello stomaco e del colon, contro certe faringiti e certe otiti.

– L’avvelenamento da tabacco può portare nausea, vomito, vertigini, tachicardia, collasso; gli stessi sintomi vengono curati da “Tabacum” non solo in caso di tabagismo, ma anche in caso di mal di mare, angina pectoris, aortite.

Di cosa abbiamo parlato a lezione?

Pilastro portante dell’omeopatia è l’assunto che “non bisogna eliminare il sintomo ma cercare di curare dall’interno la causa del problema”.

Omeopatia è innanzittutto, come abbiamo detto,  Filosofia della salute, pertanto comprendere i fondamenti filosofici dell’omeopatia è il primo passo per studiare i principi dell’omeopatia:

*LEGGE DI SIMILITUDINE
* DILUIZIONE
* DINAMIZZAZIONE
* SPERIMENTAZIONE SU INDIVIDUI SANI
* VIS MEDICATRIX NATURAE

Attraverso l’analisi di casi concreti abbaimo visto potuto riconoscere le COSTITUZIONI omeopatiche, e analizzato alcuni rimedi. Abbiamo parlato di MIASMI(psora- sicosi-sifilis), e analizzato esempi miasmatici. Una materia tanto complessa quanto fondamentale per i futuri naturopati!

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Quando arriva gennaio è sempre una grande emozione, è il momento in cui l’attesa del nuovo anno accademico, la lunga programmazione della didattica e delle attività, si concretizzano. I nuovi allievi fanno il loro ingresso nella Scuola di Naturopatia, alcuni sanno già molto bene cosa aspettarsi e cosa vogliono realizzare dopo aver terminato la scuola, altri invece non ne hanno idea, dicono che la scuola di naturopatia è un bel regalo che hanno concesso a loro stessi dopo che per una vita hanno studiato e svolto lavori che non si accordavano affatto alla loro anima. Tutti però hanno qualcosa in comune, la curiosità, l’interesse, per uno stile di vita green rispettoso di se stessi, degli altri e dell’ambiente; la passione per la naturopatia, sono certa, verrà poi, coltivata disciplina dopo disciplina, passione per la ricerca, per la sperimentazione, per lo studio dell’uomo nella sua dimensione più profonda fatta di corpo, mente e spirito.

 

Deontologia e Storia della Naturopatia

 

L’anno accedemico della Scuola di Naturopatia  inizia sempre così, la prima lezione riguarda la deontologia professionale e la storia della naturopatia. Mi sembra giusto che chi si appresta a diventare naturopata deve maturare da subito la consapevolezza di cosa voglia dire lavorare da professionista in questo campo, con quali leggi, con quali quali competenze e conoscenze. Non è un percorso facile. Lo dico sempre. Non si può fare una scuola di naturopatia come dopolavoro o per hobby. E’ un impegno, con se stessi, prima di tutto. E’ un’apertura ad una nuova dimensione dell’umano che porta a riconsiderare molti aspetti della stessa vita quotidiana.  La malattia, viene per  caso o ha una ragione d’essere? A tavola mi sto nutrendo o mi sto solo sfamando? I miei pensieri come possono influire sul mio corpo?  Cosa sono i meridiani, i chakra, o siamo fatti solo di materia tangibile? Con queste e tante altre domande si deve fare i conti. Parole come “disequilibrio”, “intossicazione”, “energia”, “forza vitale”, “costituzione” , “biotipologia”, diventano pane quotidinato. Diventare naturopati richiede un lavoro su se stessi ancor prima che sugli altri. Non ci sono regole predefinite, tre, però posso dire, sono i pilastri portanti della naturopatia:

 

  • Primum non nocere: prima di tutto non far del male alle persone in nessun modo, ma fornire il sostegno più efficace con il minimo rischio
  • Vis medicatrix naturae: promuovere l’auto-guarigione dell’organismo stimolando la forza vitale naturale
  • Tolle causam: rimuovere le cause della malattia, piuttosto sopprimerne i sintomi

 

Le pratiche naturopatiche sono nate con l’uomo

 

Sebbene la parola “naturopatia” sia alquanto recente ( il primo ad usarla fu un medico newyorkese John Scheel nel 1892 unendo la parola omeopatia alle pratiche naturali da lui usate,  fu ripresa poi dal suo allievo Benedict Lust nel 1902 nell’accezione di  “nature’s path” ossia “il sentiero della natura”), le pratiche naturopatiche sono nate con l’uomo. Le più antiche testimonianze riguardano i Babilonesi, i quali per indicare il sacerdote, massima autorità, usavano una parola che vuol dire “colui che conosce le proprietà dell’acqua“. Millenni prima della nascita ddell’Idroterapia, millenni prima di Kneipp, i Babilonesi riconoscevano nell’acqua delle proprietà terapeutiche fondamentali per la salute dell’uomo.

 

egizi3000 anni prima prima di Harvey, gli Egizi conoscevano la circolazione del sangue, il funzionamento del cuore e dei vasi sanguigni. Ma non è tutto, il papiro di Hebers ci testimonia come essi conoscessero le proprietà dell’argilla e della propoli usate nel processo di mummificazione e a scopi terapeutici ed estetici, le tecniche di estrazione di alcuni  oli essenziali, le proprietà dell’incenso di boswellia usato nei riti religiosi.

 

Dall’antica Grecia all’900

 

Nel VII-VI a.C in Grecia nacquero le prime scuole mediche, ma la medicina era strettamente legata a significati magico-religiosi. Dobbiamo attendere Ippocrate, padre dell’ars medica antiqua, per vedere rinnovato  il concetto di malattia non più legato al concetto magico-divino. Ideatore della teoria umorale, fu il primo a parlare analisi del terreno costituzionale e della biotipologia.

 

Se nel Medioevo Erboristica, Fitoterapia, Fisiognomica,  erano praticate da maghi e streghe perseguitati dall’ Inquisizione, solo nel IX sec. dC, con la Scuola Medica Salernitana, fortemente sostenuta da Federico II, le pratiche naturopatiche antiche troveranno spazio e si arricchiranno dell’importante contributo della cultura araba grazie a Costantino l’Africano che nel XII introdusse nella Scuola i testi arabi di Rhazes e Avicenna. arabi

 

A quest’ultimo in particolare si deve l’importanza di aver raccolto nel Canone tutte le conoscenze erboristiche dell’epoca, di aver introdotto la cromopuntura e i processi di distillazione di piante e fiori, di essere l’antesignano della psicosomatica “le emozioni negative restringono il cuore facendo ammalare la persona”.

 

Sarà a partire dal ‘700 che grazie al pensiero naturista, grazie a Rousseau, il pensiero naturopatico inizierà a prendere consistenza soprattutto in Inghilterra e Germania. Alcuni come Just scelgono di vivere a stretto contatto con la natura, lontano dalle città, nello “jungborn” dispensa cure a base di bagni nel torrente, dieta vegetariana, uso di terre e argille, protocolli di disintossicazione.

 

Molti sono i naturopati dal ‘800 in poi, che hanno lasciato il segno, l’abbate Kneipp e Priessnitz per l’idroterapia, Hufeland per la riflessologia, Rikli per l’elioterapia, Felke per l’iridologia, Bach per la floriterapia, Lahman per l’alimentazione alcalina, Lust per aver fondato la prima scuola terapeutica naturopatica.

 

Studiando la storia della naturopatia mi accorgo di una costanza, molti grandi naturopati sono diventati tali dopo aver superato la malattia, dopo aver fatto un cammino di guarigione grazie alla ricerca personale e al contributo di tecniche recuperate dal grande patrimonio salutistico dell’antichità. La naturopatia, se moderna come disciplina, è nata con l’uomo, e la sua riscoperta è testimonianza di una rinnovata coscienza.

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